L’approfondimento, la costruzione e il miglioramento del proprio stile di dialogo in riferimento alle tre dimensioni sopra accennate può essere condotto in un confronto con alcune grandi personalità storiche nella costante partecipazione ai temi che più oggi sembrano avere bisogno di essere esplorati.
La scelta è ovviamente ampia ed ognuno può fare le proprie, ma qui suggeriamo qualche esempio.
Nella lettura di alcuni testi dei Vangeli (ad esempio, riflettendo sulle Parabole come Metafore) illustriamo uno stile comunicativo attento alla concretezza della vita.
Alcuni testi scelti dalle Confessioni di Agostino di Ippona si rivelano come alte espressioni del Dialogo interiore per la definizione di una ricerca personale.
Galileo Galilei è il simbolo del dialogo tra scienza/ragione e fede, rivelando la qualità dell’uomo che, senza rinnegare i principi della fede religiosa, ha posto nella libertà della ricerca e con la rigorosità di un metodo, i fondamenti della scienza moderna.
Ricercare ciò che unisce più che quello che divide è una delle necessità più impellenti dei nostri giorni. Ci sono esperienze e testimonianze da conoscere di dialogo tra le civiltà e le culture.
È soprattutto nello sviluppo di una qualità sim-patica ed em-patica del rapporto con la classe che il dialogo diventa anche intuizione e interpretazione, come nell’esempio che illustriamo di seguito. Mi rivolgo a un alunno o a un gruppo e chiedo “cosa ne pensi?” (riferito a un fatto d’attualità o a uno spunto emerso dalla lezione), il che è equivalente a chiedere “esprimi un tuo giudizio a proposito di questo di cui stiamo parlando; come ti saresti comportato in questa situazione?”.
Otteniamo dalle risposte. Che significato e che valore diamo a queste? Esse, soprattutto, richiedono da parte di chi ha iniziato due momenti: uno immediato, di “lettura/ interpretazione” delle risposte, il secondo mi spinge ad andare oltre, ad approfondire. Incalziamo allora: “se la pensi così, non credi che le conseguenze parrebbero le seguenti?”, “la tua risposta non ti sembra che avrebbe potuto essere diversa se tu avessi tenuto conto di questo o quell'aspetto?...”.
Ecco una classica situazione in cui la risposta dell’alunno potrebbe interpellarmi (“ma guarda, non avrei mai pensato che avrebbe risposto così!”). Insomma: farsi interrogare dalle risposte e non solo valutarne la rispondenza immediata.