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Certamente ha grande rilevanza per la riuscita di questo, chiamiamolo, gioco la qualità della domanda o della sollecitazione che siamo capaci di porre. Domande banali, infatti, spingono a risposte banali e insignificanti.  Oltre all'approfondimento di testimonianze, qualche momento nell'orario settimanale possiamo pure dedicarlo a un vero “addestramento al dialogo” con proposte che contemporaneamente diventano esperienze di educazione alla convivenza civile.
Tali momenti potremmo chiamarli di “otium” nella ricchezza di significato che questa parola assume nella lingua latina (momenti di addestramento alla ricerca e alla riflessione a prescindere dall'affanno del concreto svolgersi della lezione e del programma (non otium = negotium). I contenuti da proporre discendono dalla necessità di iniziare a comprendere la realtà esterna (ponendo domande esistenziali, morali, politiche, sociali, cogliendone la complessità e, di fronte ad esse, invitare a risposte personali...).      

È facile indicare gli obiettivi formativi di questi momenti: l'addestramento al “sapere ascoltare” una domanda e, allo stesso tempo comprenderla, saper riflettere, giungere ad esporre una propria opinione, saper confrontarla con le opinioni degli altri. Ancora: condurre l'allievo attraverso una serie di esperienze ad un maggiore autocontrollo del suo pensiero e a una maggiore sicurezza emotiva.

Accanto poniamo obiettivi di abilità: interagire, utilizzando buone maniere, con persone conosciute e non, accettare, rispettare, saper ascoltare e comprendere le ragioni di un comportamento. Mettere in discussione non solo il proprio pensiero ma anche saper distinguere cosa accettare o no del pensiero degli altri sulla base di scelte ragionate.