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Cosa è cambiato su questa materia oggi?

Oggi la morte appartiene ai morti non ai vivi. Sentiamo come attualmente molto diffuso il richiamo con cui Epicuro già nel 300 A.C. esorcizzava la morte: essa non è nulla per noi, perché, quando ci siamo noi, la morte non c'è e, quando c'è la morte, non ci siamo noi. Che la morte sia un tabù semplicemente ignorato oggi è riconosciuto come caratteristica del nostro tempo da tanti studiosi che si occupano della contemporaneità: della morte non si parla, sembra esistere solo nei titoli dei giornali nei casi eccezionali. Un piccolo test: in nessuna epigrafe si trova il verbo “è morto” (tabù), semmai “ci ha lasciato” o simile.

Oggi le persone che magari dopo i 70 anni continuano a frequentare la chiesa possono ricordare il mutamento che la liturgia e la predicazione hanno sviluppato sul tema della morte anche nei momenti “dedicati” (i funerali). Al richiamo “antico” dei Novissimi cioè “morte, giudizio, inferno, paradiso”, tipico della predicazione non solo medievale, ma anche non così lontana, si preferisce parlare di una fede incarnata nel tempo della vita, vista solo come aiuto immediato e positivo. Si predica più il Regno di Dio come costruzione del presente che il giudizio alla fine della vita che certamente può spaventare o impressionare.

Altro mutamento è visibile nel rito della imposizione delle ceneri ad inizio della quaresima. La formula di una volta: “Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai" è sostituita dalle parole evangeliche: “Convertiti e credi al Vangelo". Oggi le “prediche” poco richiamano sulla criticità di ogni vita “che deve rendere conto” a Qualcuno, ma insistono giustamente sulla misericordia, sulla gioia del Vangelo e sull’impegno “qui-ora”.

A testimonianza che una volta si insistesse in maniera quasi ossessiva sul “rendere conto della vita”, i più anziani ricordano le predicazioni, chiamate “quaresimali” (perché si tenevano durante la quaresima da frati che si spostavano in varie parrocchie) e le cosiddette “missioni”. Ho trovato una massima con cui si apriva una di queste prediche missionarie: “Vita breve, morte certa, del morir l’ora è incerta, un’anima sola si ha, se si perde che sarà; finisce tutto finisce niente l’eternità non finisce mai, se perdi il tempo che ora hai, alla morte che farai?” Chiaramente siamo ancora in pieno del “memento mori” medievale per cui su questa terra: “Vanitas vanitatum et omnia vanitas”.