di Federico Maria Fiorin
Prendo spunto dall’ottima riflessione del professor Antonio Boscato, “Esami, sempre esami!” per spostare l’attenzione sull’impatto che la cosiddetta intelligenza artificiale (d’ora in avanti AI ndr) può avere con la nostra quotidianità. Senza alzare anacronistiche crociate nei confronti di una tecnologia che rivoluzionerà, e in parte già lo sta facendo, i nostri comportamenti e le nostre abitudini, è evidente che il paradigma con il quale sono state educate le generazioni sino ad ora (insegnare la conoscenza, il "nous" direbbero i greci, ovvero la capacità di cogliere il senso del tutto e di orientare le nostre scelte verso un orizzonte in grado di mettere in relazione etica e convenienza) è oggi fortemente messo in discussione.
Il problema educativo oggi, non è più quello di insegnare conoscenze ai ragazzi, ma piuttosto quello di insegnare come acquisire conoscenze e come applicarle. La mole dei dati circolanti fa registrare un raddoppio della loro produzione ogni anno, ovvero ogni anno vengono prodotti una quantità di dati superiore a quella creata in tutti gli anni precedenti messi assieme, e abbiamo una crescita di informazioni (dati che servono a qualcuno o a qualcosa) che ha superato la capacità di acquisizione del singolo.
Fonte di Future Earth rileva che ogni anno vengono pubblicati circa 2 milioni di articoli scientifici, che sono letti per il 50% solo da chi li scrive e da chi fa la revisione, mentre solamente il 10% viene ripreso in citazioni da altri; da questo se ne ricava che il valore informativo di questi articoli è inferiore al valore informativo che si potrebbe ricavare considerando gli articoli rifiutati perché non hanno superato il processo di peer-review, ovvero la revisione tra pari che valuta la qualità scientifica e metodologica.
Nei fatti diventa impossibile per una persona essere costantemente aggiornata su quanto avviene nel suo settore di interesse. Se nel 1990 il tempo di acquisizione medio di conoscenza nei settori scientifici era stimato in 4 anni, con una obsolescenza delle informazioni (il tempo di perdita del valore del 50% delle informazioni possedute) di circa 10 anni, oggi in alcuni settori il tempo di apprendimento supera il tempo di obsolescenza: questo significa che rimanere aggiornati diventa impossibile!
Di fronte a questo quadro è evidente che esiste un problema. Si tratta di capire se l’AI possa surrogare il decidere umano, e se la tecnologia senza regole sia compatibile con la stessa cultura occidentale, che basa la sua premessa fondamentale sul fatto che le persone siano in grado di farsi una opinione corretta sui fatti: lo scienziato cerca la verità, come il giudice cerca di appurare i fatti. Quindi mentre l’AI si dimostra molto brava, forse imbattibile, nel gioco o nel trovare la soluzione a problemi pratici (quell’intelligenza che i greci chiamavano metis, l’intelligenza pratica, l’astuzia intuitiva), quello a cui non dobbiamo abdicare è il nous, il senso del tutto, la capacità di trasmettere sapere, che è solo umana.