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liberi pensieri estemporanei

di Antonio Boscato

 

Essere continuamente esaminato e valutato: questo il nostro destino, non se ne esce, mettiamoci il cuore in pace.  La vita è tutta un esame. In senso solo metaforico? No, in senso letterale. Siamo sempre “sotto esame”. Il primo esame? È lì che ci aspetta immediatamente dopo la nascita, prima che ci venga dato il nome: veniamo pesati e misurati (e ci viene assegnato un sesso – rimarrà, dati i tempi sempre quello?); successivamente il pediatra dovrà valutare se il peso seguirà le regole dell’auxologia (scienza della crescita sana).

È indubbio però che la parola “esame” fa pensare immediatamente alla scuola che ha i suoi punti di passaggio appunto nell’esame. Ogni anno i quattordicenni affrontano l’esame di terza media e sarà il primo ufficiale esame scolastico, che concede il Titolo di Stato la “licenza media” valutato o con un giudizio o con un voto (questo dipende da quale riforma ha fatto il governo di turno), ma non va dimenticato che ogni alunno è stato giornalmente valutato in tutto il percorso scolastico con test, interrogazioni, livello di inserimento, qualità dei rapporti… 

Se questo per i quattordicenni è il loro primo esame (vorrei dire “severo”, ma per la mia esperienza è solo un vuoto rito), noi, nati negli anni ’40, godevamo di una sorte diversa: all’esame di terza media ci arrivavamo allenati. Già emigrare dalla seconda alla terza elementare prevedeva il primo esame. Ne conservo un ricordo molto sbiadito, forse consisteva in un dettato con aggiunta di qualche domandina, ma con l’esamino (esame?) il passaggio alla classe successiva non era automatico.

Ma già in prima elementare la nostra maestra Ines Saccardo Ferrari distribuiva sui primi esercizi di scrittura tanti “Bene - Male” e il mio primo “Male” mi è costato una strigliata a casa (è un ricordo che mi è rimasto impresso!). Tre anni dopo arrivava l’esame di quinta, con cui si conquistava la licenza della scuola elementare con la quale, non ricordo fino a quale anno, si assolveva l’obbligo scolastico.  

Qualcuno voleva proseguire alle medie?  Lo attendeva l’esame di ammissione e il maestro si preoccupava molto del giudizio dei professori, quindi dedicava molto tempo in quinta a preparare il gruppo degli alunni (non tutti) che lo avrebbe affrontato. Se non lo si superava, l’ingresso alle medie era chiuso con due sole scelte: rinunciare o ritentare l’anno successivo. Non potendo ripetere la quinta in quanto già in possesso della licenza, non rimaneva che prepararsi a ripeterlo con lezioni private. Noi perciò all’esame di terza media giungevamo allenati (si fa per dire) da ben tre esami precedenti.

Si voleva entrare al liceo (classico)? Dopo i primi due anni di ginnasio attendeva l’esame di ammissione al liceo e, se andava bene, iniziava il percorso triennale per giungere all’esame “Top”: la maturità.  Proseguendo in qualche facoltà universitaria di esami se ne facevano a go-go. Laureato e quindi finiti gli esami? Assolutamente no, nei concorsi e nei colloqui di lavoro attendevano altri esami che avrebbero segnato sia carriera che scelte. Nel frattempo si era già superato l’esame della patente. Ha ragione l’opinione comune che vede nei neopatentati la categoria più pericolosa: l’ebbrezza di uscire di sera con l’auto di papà è, specialmente oggi, una severa prova di collaudo di capacità ma soprattutto di maturità.