Al contrario la compresenza di etnie, lingue, culture, religioni e tradizioni diverse sullo stesso territorio, nella stessa città, deve essere riconosciuta e resa visibile. Gli appartenenti alle diverse comunità devono sentirsi che sono “a casa” e “di casa”, che hanno cittadinanza, che sono accettati e radicati. Il plurilinguismo, l’agibilità per le istituzioni religiose, culturali, linguistiche differenti rappresentano elementi importanti per una cultura della convivenza. Più si organizzerà la compresenza di lingue, culture, religioni, meno si avrà a che fare con dispute sulla pertinenza dei luoghi e del territorio a questa o quella etnia. “Abbiamo bisogno – scriveva Langer – di occasioni ed opportunità gratuite nella nostra vita, nella vita delle città e delle campagne. Può bastare poco: spazi per sedersi senza dover consumare, accesso al verde e al mare senza dover pagare un biglietto, acqua potabile alla portata di tutti, biciclette del comune che si possono prendere in prestito e restituire, un mercatino di scambio dell’usato. In una società dove tutto è diventato merce, e dove chi ha soldi può comprare e stare meglio, occorre la riabilitazione del “gratuito”, di ciò che si può usare ma non comprare”.
Il pensiero e la proposta politica di Alexander Langer appaiono dunque più attuali e contemporanei che mai. Lo stesso rovesciamento del motto olimpico citius, altius, fortius (più veloce, più alto, più forte), simbolo di una società ossessionata dalla competizione e dalla crescita illimitata, a cui Langer contrappone l’approccio alternativo del lentius, profundius, soavius (più lento, più profondo, più dolce) che offre una visione più sostenibile e umana del futuro, in cui il rispetto per la natura e la convivenza pacifica tra le diverse culture diventano i pilastri di una società davvero amica, sono concetti che verranno poi ripresi da Papa Francesco nel 2015 nell’enciclica Laudato si’, parlando della “rapidizzazione” della società moderna come di un fenomeno che distrugge sia gli ecosistemi sia le relazioni umane. Il tema della “casa comune”, centrale nell’enciclica, trova il suo corrispettivo nel concetto di Heimat, che per Langer rappresentava il luogo condiviso da proteggere e abitare in senso sostenibile. Langer partendo dalla sua esperienza sudtirolese, aveva elaborato una visione dell’ecologia come strumento di pacificazione tra gli uomini e i popoli, sostenendo che la difesa dell’ambiente e la costruzione di una convivenza pacifica rappresentavano le facce di una stessa medaglia. Per Langer l’ecologia non poteva limitarsi alla tutela dei paesaggi ma doveva includere la lotta per i diritti umani, la giustizia globale e la pace. Allo stesso modo per Papa Francesco la cura della casa comune richiede un nuovo patto sociale, basato sulla solidarietà e sulla responsabilità condivisa.